12/10/08

Meditando con S. Agostino !


Aiutami , Signore, a togliere di mezzo le vane e cattive scuse e fà che venga alla cena che mi deve nutrire interiormente. Non mi trattenga altezzosità de superbia: no,non mi renda la suberbia altezzoso; neppure mi arresti curiosità illecita, allontanandomi da te; non mi impedisca il diletto carnale de gustare il diletto spirituale.
Fà che io mi accosti e mi impingui! E chi venne al tuo banchetto, se non i mendichi, i deboli, gli zoppi, i ciechi? Non vennero invece i ricchi, i sani, coloro che si credevano di camminare bene e di avere vista acuta: uomini molto presuntuosi di sè e quindi tanto più miserabili quanto più superbi!
Mi accosterò quale mendico, perchè mi inviti tu che da ricco ti sei fatto povero per me, affinchè la tua povertà arricchisse la mia mendicità. Mi accosterò come debole, perchè non hanno bisogno del medico i sani ma gl'infermi. Mi accosterò come storpio e ti dirò: reggi tu i miei passi nei tuoi pensieri. Mi accosterò quale cieco e ti dirò: illumina i miei occhi, affinchè io non dorma il sonno di morte.

S.Agostino, sermone 112,8

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